rassegna stampa

ArtVerona avvia la stagione italiana con prezzi accessibili – Articolo di Silvia Anna Barrilà e Marilena Pirrelli – Il Sole 24ore

ArtVerona avvia la stagione italiana con prezzi accessibile

La direzione di Lamonea migliora la qualità con il coinvolgimento di giovani curatori e curatrici: molti i giovani artisti esposti

di Silvia Anna Barillà e Marilena Pirelli

 

La 21ª edizione di Art Verona, organizzata da Veronafiere dal 9 all’11 ottobre, è stata il primo appuntamento fieristico italiano dopo l’estate. Un elemento da non sottovalutare, secondo diversi espositori, che hanno ritrovato i collezionisti ansiosi di vedere l’arte, ma anche in attesa di confrontare le proposte con quello che ha ancora da offrire il fitto calendario autunnale di appuntamenti (soprattutto per quanto riguarda il moderno). Già il Mercanteinfiera, in corso a Parma dal 3 all’11 ottobre, ha creato, secondo alcuni, una certa concorrenza. Ad ogni modo, la fiera veronese è stata ben accolta e, al secondo anno di direzione di Laura Lamonea, si nota il miglioramento della qualità e la voglia di rinnovare, con il coinvolgimento di curatori e curatrici giovani.

Le vendite sono state registrate, soprattutto, in un price range contenuto (per le opere del moderno, i collezionisti si prendono sicuramente più tempo). I galleristi intervistati si sono detti, per lo più, abbastanza soddisfatti, anche grazie ai premi acquisizione. Tra venerdì e sabato, alcuni hanno dichiarato di aver venduto “qualcosina”, altri erano contenti, qualcuno ancora in attesa di chiudere.

La nuova sezione fotografica

Con il nuovo corso della fiera, tra il padiglione 11 e il 12 non c’è più la distinzione tra moderno e contemporaneo, una scelta all’insegna della continuità tra Novecento e presente che permette di creare dialoghi e contaminazioni. Rispetto all’anno scorso, c’è una nuova sezione dedicata alla fotografia, che sostituisce quella del video, mentre già dall’anno scorso c’è un cinema (una novità che anche Miart seguirà nell’edizione 2027). “Still”, la sezione di fotografia, ha accolto cinque gallerie ed è stata curata da Giovanna Manzotti. “Il nome della sezione rimanda a quel momento di attesa prima dello scatto” ha spiegato la curatrice, “tra i filoni emersi ci sono: il rapporto con la natura, la memoria personale, l’archivio, l’identità, lo studio calibrato attraverso la costruzione di set fotografici”. Un’ampia scelta di approcci è stata presentata da Giampaolo Abbondio: al suo stand si andava da giovani italiani come Mara Palena, con scatti intimi dal suo archivio, e Simone Bergantini, che ha vinto il Premio Nadia Zenato per le sue opere che sembrano pitture astratte e in realtà sono segni delle dita sullo schermo del telefono, fino a Nan Goldin (prezzi in stand da 1.500 a 22 mila euro). Ampia scelta anche da Ncontemporary, con lavori di Jonny Briggs, Walter Niedermayr, Erin O’Keefe e Ruben Brulat, quest’ultimo vincitore del Premio MZ Costruzioni con i suoi lavori performativi sul rapporto con la terra (prezzi in stand da 5 mila a 30 mila euro). Ma anche al di fuori della sezione c’erano proposte fotografiche interessanti, come i lavori di Nicoletta Grillo da MLB, intimi ma insieme politici, basati sull’archivio di messaggi che la madre scomparsa lasciava a lei e alla sorella prima di andare al lavoro (a partire da 2.200 euro) e quelli di Almudena Romero da Ipercubo, che nel 2020 ha vinto il premio residenza BMW e ha già esposto ad Arles, che propone una fotografia interamente sostenibile, dal supporto alla stampa, su foglie di piante (edizioni uniche di «The Pigment Change» da 1.800 a 9.000 euro) e su marmo («Fossili del nostro tempo» da 2.400 a 7.000 euro).

Sempre nella Main section troviamo da Zamagni Arte da Rimini, la tematizzazione del viaggio con l’Odissea: cinque artisti si ispirano al viaggio di Ulisse, le opere in marmo e sale di Lorenzo Ceciloni quotano tra 2.400 e 6.500 euro e le le opere su foglia d’oro di Stefano Ronci tra 4.000 e 5.500 euro.

La scuola veneziana

Il fiore all’occhiello della fiera era la sezione “Pittura ora”, a cura di Leonardo Regano, con 13 gallerie. “Il titolo è un omaggio alla mostra di Francesca Alinovi del 1982” ha spiegato il curatore. “La sezione mostra una grande attenzione alla pittura di area veneziana, che rappresenta un unicum in Italia. In qualche modo c’è ancora quel prevalere del colore sul disegno che caratterizza la pittura veneta dal Rinascimento in poi. E poi c’è un incredibile senso di comunità tra gli artisti a Venezia, che condividono gli studi e dialogano tra di loro”. Per esempio, Francesca Antonini ha presentato Francesco Casati (1990), che ha lo studio all’interno dello spazio condiviso Kadabra a Venezia Mestre, e fa dei lavori incentrati sulle relazioni umane e gli equilibri, con una nota di ironia (da 1.500 euro per le carte a 7.500 euro per le tele). Da Andrea Festa, che ha vinto il Premio Villa Filanda Antonini per le ceramiche di Kazuhito Kawai, c’erano Carlotta Mazzariol, con i suoi dipinti tra il figurativo e l’astratto e la sua pennellata veloce (1.000-1.500 euro per i dipinti piccoli e 4.200 euro i grandi) e Silvia Giordani, con i paesaggi asettici che mischiano geologia e film di fantascienza, privi della vita umana (da 1.500 a 5.300 euro).

Il riconoscimento della scuola veneziana è arrivato anche attraverso i premi: Leonardo Dalla Torre, presentato da NP ArtLab in uno stand ricco di rimandi alla storia dell’arte e al tema del sogno, ha ricevuto il premio acquisizione della collezione di Marco Curina, Victor De Castro, brasiliano che ha studiato all’Accademia di Venezia, è stato nominato per il Casarini Due Torri Hotel per la pittura under 40 (esposto da Ipercubo).

Il trionfo della pittura

Ma le proposte spaziavano anche in altri territori: da Studio Sales erano esposti artisti che hanno rifiutato e reinterpretato la pittura, come Stefano Arienti (range di prezzo tra 23.625-31.500 euro, compresa Iva), Flavio Favelli (per collage e composizioni di scatole prezzi tra 7.245 e 14.700 euro, compresa Iva), Romina Bassu (6.500 euro, compresa Iva) e Diego Miguel Mirabella (a partire da 1.575 euro per i bronzi fino a 5.565 per le opere in ceramiche e ferro, con Iva), accanto a Nina Silverberg (1994), che avrà presto una mostra in galleria e che, invece, realizza lavori a metà tra la figurazione e l’astrazione che riecheggiano la pittura medievale e Giotto (i piccoli oli prezzano 2.310 euro con Iva). Da Tube di Milano, altre tre artiste interessanti: l’olandese di base a Parigi Renske Linders, con piccoli dipinti di momenti intimi inquadrati in cornici in ceramica a forma di specchi (da 950 a 2500 euro); Martina Cassatella, di base a Milano, con la serie dei fuochi d’artificio (da 1.500 a 7.500 euro) e Louise Janet, anche lei di base a Parigi, con disegni molto dettagliati e intimi (900 a 1.400 euro). Da A+B, Andrea Mirabelli è stato tra i vincitori di “A disposizione”, fondo acquisizione di Veronafiere, per i suoi lavori (in questo caso anche scultorei) sui monumenti e sul rovesciamento del potere.

Infine, nella sezione sulla Corea (a cura di AWave – Asia Art Wave, una piattaforma creativa e culturale indipendente impegnata nella promozione del dialogo artistico e interculturale tra Europa e Asia), vi era una delegazione di 20 gallerie, ma risultava un po’ troppo carica.

Il moderno

Non mancavano chiaramente proposte storicizzate, da de Chirico a Dorazio, passando da Burri e Fontana da Tornabuoni, dove i prezzi superavano i due milioni, mentre da Frittelli c’era Pino Pascali (da 8 mila i disegni a 100 mila il collage fotografico “Scenografia per I Killers” 1966 + Iva), accanto a Nanni Balestrini e Lucia Marcucci con opere dal 2007 al 2012 (tra 2.800 e 3.200 euro). Tanti anche i Rotella (manifesti strappati da 60 mila euro). Da MLB c’era una bella parete dedicata a Maria Lai con un presepe da 80 mila euro, ma anche altri lavori in dialogo con Irma Blank (30-35 mila euro). Nel complesso una fiera dove certamente si potevano fare scoperte e che dà modo di approfondire le proposte. Anche l’arrivo di Lorenzo Balbi ai Musei Civici di Verona, che girava per i corridoi della fiera in veste di giuria di “A Disposizione”, il fondo di acquisizione di Veronafiere per l’arte nato nel 2018, ha creato aspettative positive nelle gallerie. Ci si augura che si vada avanti in questa direzione.

Riproduzione riservata ©
Marilena Pirrelli

 

Tra le opere in esposizione

Lorenzo Cecilioni, Il Viaggio, 2026, 71×45, installazione di marmo e sale, opera unica
Stefano Ronci, Passaggi d’Oriente, 2026, 140x63x17 cm, resina su tessuto, opera unica