Francesco Zavatta

Francesco Zavatta, nato a Rimini nel 1986, vive e lavora vicino a Milano. Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Firenze e in seguito di Venezia, collabora non solo con gallerie d’arte, ma anche con aziende e scuole, nella consapevolezza che l’arte contemporanea può dialogare con il mondo del lavoro e dell’educazione.

La sua ricerca artistica si serve della pittura figurativa come mezzo di espressione potente e primordiale, e si concentra su due filoni principali: il mondo della natura (in particolare i riflessi dell’acqua) e il mondo dell’urbanità e dei luoghi contemporanei (città, parcheggi, stazioni, aeroporti). Hanno scritto di lui, tra gli altri, Alberto Agazzani, Alessandro Giovanardi, Elio Fiorucci, Philippe Daverio, Giovanni Gazzaneo e Giuseppe Frangi.

“L’elemento della trasparenza e dei riflessi dell’acqua è all’origine della mia pittura”, spiega Zavatta. “Di conseguenza è un po’ la mia “cifra”, cioè anche se l’acqua non c’è, io la vedo, è una parte costitutiva di me”. Per questo si può dire che pur dipingendo città, montagne, parcheggi vuoti o altri soggetti, sempre si ha la sensazione di avere a che fare con il mare.

Francesco Zavatta viene dal mare. Per questo, come ha giustamente colto lo sguardo fine di Philippe Daverio, la sua pittura predilige le linee orizzontali. Zavatta è nato a Rimini e certamente le immagini di quella distesa d’acqua, pacifica ma allungata all’infinito gli è rimasta negli occhi. O forse, sarebbe meglio dire, gli è rimasta nel pennello. Oggi Zavatta ha spostato l’asse della sua vita dove il mare non c’è, nella Lombardia più industriosa che poco tempo ha da dedicare ai pensieri bucolici. Ma per lui questo trasferimento verso un territorio più attivo e più ricco di opportunità per gli artisti non si è tradotto in una perdita, perché il mare gli è rimasto dentro.

 

Zavatta è indiscutibilmente pittore. Per lui la pittura è diventata una sorta di equivalente del mare. Non a caso le sue stesure sono sempre fluide e liquide, i colori non hanno mai perimetri definiti. Le sue pennellate scivolano sulla tela, a volte lascia che il colore coli in modo casuale e, come lui dice, “vada per la sua strada”. Salvo poi riprendere il controllo del quadro e riportare tutto all’immagine di partenza che aveva negli occhi. Sono quadri che a volte restituiscono il movimento dell’onda, per quell’impeto che vi si scorge, per quel ritmo molto naturale che li regola e li muove.

Le opere

Uscita dal porto
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Islanda
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Attracchi
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Attracchi
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Attracchi
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Attracchi
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Darsena
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Duomo
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Dal faro
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Riflessi Viola
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