Stefano Ronci

Nasce a Rimini nel 1972. Si trasferisce successivamente a Firenze dove si laurea con lode in Architettura nel 1999. Fra il 1999 e il 2001 consegue la specializzazione biennale all’ Università degli Studi di Bologna nell’indirizzo di Arte e Disegno. Dal 2000 affianca all’attività artistica ed espositiva quella di insegnamento nell’ indirizzo artistico. Nel 2006 viene invitato a partecipare alla collettiva curata da Vanja Strukel al Palazzo Pigorini di Parma sui giovani artisti emergenti dell’Emilia Romagna. Nel 2005 e nel 2006 è fra i finalisti del Premio Celeste, curato da Gianluca Marziani. Nel 2007 è invitato a partecipare al Bac, festival delle arti audio-visive di Barcellona. Nel 2015 è tra gli artisti ospiti di Macrocosmi, mostra organizzata da CUBO, spazio polivalente di Unipol e riproposta successivamente a Berlino in collaborazione con la Werkstattegalerie. Nel 2016 viene invitato a partecipare, nella sezione video, al festival internazionale di fotografia di Reggio Emilia. Nel 2018 partecipa alla terza edizione della Biennale del Disegno di Rimini, nella sezione curata da Massimo Pulini. Dal 2014 è consulente creativo per Saraghina Eyewear, brand per il quale si occupa dell’ideazione e della progettazione di tutte le installazioni espositive in fiere italiane ed estere.

 

Espoarte 105 – Testo di presentazione di Stefano Ronci – “outsider” | Alice Zannoni

Titolo: La trasformazione fa la materia

 

Le opere di Stefano Ronci sono espressione del genius loci romagnolo in cui il carattere gioviale, gaudente, autentico, un po’ malizioso e irriverente incontra la capacità innata di saper costruire qualcosa con niente. Lontano dall’immaginario pop del litorale, il lavoro di Stefano Ronci si presenta animato dallo stesso aspetto ludico, ma con un divertissement tutt’altro che frivolo. Quelle di Ronci sono opere visivamente piacevoli, esteticamente raffinate e giocate su una composizione rigorosa in cui la materia, qualsiasi essa sia, si esibisce come esito di un processo di trasformazione che è parte integrante del lavoro stesso.

Questo aspetto fa di Ronci un artista concettuale dove il termine non si coniuga strettamente con le definizioni da manuale, ma comunque ne inquadra bene la poetica in un ambito in cui l’opera è il risultato di un pensiero “puro” che non svela il senso della vita, non trasuda interpretazioni esistenziali, critiche al presente, messaggi sociali o politici. Qui non c’è razionalmente la volontà di un’analisi epistemologica e ciò colloca il lavoro sopra ogni cosa perché la ricerca artistica è volta alla sperimentazione della materia e al suo processo di trasformazione dal punto di vista tecnico, formale e semantico.

Penso al ciclo Trip (2015) in cui l’opera è costituita dalla sovrapposizione di retine realizzate stendendo su fogli di pluriball la resina che, una volta asciutta ed estrusa, diventa un film plastico e al conseguente ciclo Sudario (2015) che è ciò che rimane del colore sulla superficie dell’imballo in cui le bolle d’aria assieme al caso realizzano composizioni astratte.

Come non citare Resti (2018) in cui ad avere riabilitazione sono i trucioli delle matite temperate che, pur nella ripetizione sempre uguale del gesto che li genera, producono effetti diversi e l’opera Losanghe (2017) realizzata piegando maniacalmente gli scarti delle gelatine teatrali che divengono suggestione di colore organizzato in geometrie.

Per Ronci ogni cosa può essere interessante, l’artista non preclude la possibilità di esistenza artistica a nessun materiale: pittura, scultura, installazioni, video sono i mezzi di espressione per la sua sfida a ricollocare le “cose” nel mondo con nuova dignità estetica.

Le opere

Manifesto Sul Futuro
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Contemporaneo o cruciverba impossibile
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Stelle
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Rumore
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RESTI
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Paesaggio Molle
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Paesaggio molle
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Cerchio cromatico
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