Galleria Zamagni di Rimini è lieta di presentare CONTRO IL PUNTO FERMO, mostra personale di Giulia Marchi a cura di Leonardo Regano, in programma dal 19 settembre al 24 ottobre 2026.
Il progetto nasce da una riflessione sul punto come segno di punteggiatura e, più in generale, sulla possibilità di considerare conclusa un’immagine, una frase o un’esperienza. Marchi parte dalla propria ricerca sul rapporto tra linguaggio, fotografia e materia per sviluppare un nuovo ciclo di opere in cui il punto viene sottratto alla sua funzione conclusiva e trasformato in elemento fisico e spaziale. La mostra riunisce un corpus di opere inedite che prendono avvio da una serie di riferimenti letterari, in particolare da Louis-Ferdinand Céline e Samuel Beckett. La punteggiatura dei loro testi diventa per l’artista uno strumento per indagare ritmo, pausa, ripetizione e durata, traducendo nella dimensione visiva e sonora ciò che normalmente appartiene alla pagina.
Tra i lavori presentati, Contro il punto fermo nasce da un’azione in cui l’artista lancia piccole sfere contro una parete, registrandone gli urti. Il suono prodotto dalla collisione viene restituito attraverso una registrazione audio e un video, trasformando il punto da segno conclusivo in un elemento dinamico, soggetto a rimbalzi, deviazioni e spostamenti. L’azione è inoltre documentata attraverso un ciclo di opere fotografiche esposte in mostra. Questo progetto è nato in collaborazione con il Museo della Città di Rimini che ha messo a disposizione gli spazi per poterlo realizzare.
La fotografia costituisce il principale strumento attraverso cui Marchi indaga il rapporto tra oggetto immagine e spazio. Nella serie Strutture in Assetto, elementi scultorei di differenti materiali realizzati dall’artista vengono fotografati da prospettive diverse e sottoposti a capovolgimenti, tensioni e forzature che ne alterano e distorcono la forma. L’immagine, quindi, non si limita a documentare l’oggetto, ma interviene attivamente sulla sua percezione, mettendo in discussione il rapporto tra realtà, rappresentazione e punto di vista. Lo spazio della visione viene così governato attraverso regole che si discostano dall’equilibrio e dalla stabilità, nella ricerca di una prospettiva inedita, capace di restituire una nuova possibilità di percezione della forma e dello spazio.
Il progetto si inserisce in una ricerca che Giulia Marchi porta avanti da diversi anni sul rapporto tra immagine, linguaggio e spazio, nella quale fotografia, scultura, scrittura e lettura diventano strumenti per costruire nuove forme. Accanto alle opere realizzate per la mostra, Contro il punto fermo riprende alcuni lavori e nuclei di ricerca precedenti, creando una continuità con progetti già sviluppati dall’artista. Tra questi Amabili resti (2024) una serie fotografica nata dalla volontà di costruire un catalogo visivo delle opere, dei libri e dei film che hanno contribuito alla formazione dell’artista. Le immagini, ridotte all’essenziale e affidate soprattutto alla materia cromatica, restituiscono frammenti di una memoria personale e culturale. Due fotografie della serie, legate rispettivamente a El Greco ed Ettore Spalletti, tornano oggi in mostra come tracce di una ricerca che continua a interrogare il rapporto tra memoria, immagine e interpretazione.
A questa dimensione di continuità appartiene anche Treseicinque (2026), opera composta da una scatola in ottone contenente 365 pillole. Ogni pillola custodisce al suo interno delle brevi annotazioni poi raccolte e riportate su un’unica striscia di testo esposta in mostra. La scansione delle 365 unità introduce una precisa dimensione temporale e quotidiana, trasformando il segno e l’intervallo da elementi legati alla pagina e all’immagine in una misura concreta dell’esperienza. L’assunzione quotidiana delle pillole diviene così un ritmo fatto di ripetizione, accumulo e continuità, in cui il tempo diventa parte integrante dell’opera e la scrittura una traccia minima dell’esperienza vissuta e in qualche misura ancora una volta dominata dalle parole.
In questo intreccio tra opere nuove e lavori che ritornano, Contro il punto fermo presenta la ricerca di Marchi come un processo aperto, nel quale immagini, materiali e riferimenti vengono ripresi, trasformati e ricollocati in nuovi contesti. Il punto non è più soltanto un segno conclusivo, ma un elemento mobile che continua a generare relazioni e nuove possibilità di lettura.
La mostra sarà accompagnata da un catalogo edito da Danilo Montanari Editore Ravenna, con testo critico di Leonardo Regano. Per l’occasione sarà presentato 1/24s La misura del lancio libro d’artista in edizione limitata.
Contro il punto fermo, è un progetto realizzato in collaborazione con LABS Contemporary Art.